top of page

FILM IN DVD  - NUOVE ACQUISIZIONI         Giugno Settembre 2017 - Presentazioni

Lion - La strada verso casa

 

All'età di cinque anni Saroo si perde e non ritrova più la via di casa. Dopo aver vagato per mesi per le strade di Calcutta, il bambino viene salvato e adottato da una famiglia australiana. Una volta divenuto adulto, grazie a Google Earth, Saroo riuscirà a localizzare e riabbracciare la sua vera madre, rimasta in India

 

Lion –La strada verso casa” è stato accolto molto bene da critica e pubblico. “La Stampa” l’ha definito una “Fabia indiana alla Dickens”, “Il Messaggero” l’ha paragonato a “The Millionaire”, film del 2008 che vinse l’Oscar. Altre critiche, come “La Repubblica”, hanno sottolineato l’assenza dell’aspetto epico che invece è presente nel libro originale da cui è tratto il film. 

“Devo ritrovare la via di casa”, è questa la frase pronunciata da Saroo, che riassume il senso del film, la volontà di ritrovare le proprie origini e di scoprire se stessi attraverso le proprie radici.

Ha ricevuto ben quattro nomination ai Golden Globe e sei nomination per gli Oscar 2017: miglior film, miglior attore non protagonista a Dev Patel, miglior attrice non protagonista a Nicole Kidman, miglior sceneggiatura non originale a Saroo Brierley, miglior fotografia a Greig Fraser e miglior colonna sonora originale a Dustin O'Halloran.

Il produttore Emile Sherman è rimasto folgorato dalla storia di Saroo dopo aver letto la sceneggiatura: “È una di quelle storie con cui è impossibile non creare commozione nelle persone a cui ne parli - ha raccontato -. È una storia incredibile, che fa venire a tutti i brividi. Si aggancia a qualcosa di primordiale in noi come esseri umani, il bisogno di trovare la propria origine e sapere chi siamo.

Lion, favola a lieto fine che convince e vola dritto verso gli Oscar, nonostante qualche inciampo.

  • La storia vera raccontata riesce ad emozionare il pubblico con semplicità.

  • Nicole Kidman riesce in un ruolo difficile a dare credibilità e spessore alla sua storia, rendendola tutt’altro che marginale.

  • È un film che parla al cuore e riesce a non strafare, convincendo anche in momenti delicati.

 

FILMISSIMI

SONG ‘E NAPULE

il poliziesco dei Manetti Bros. “

 

Esce in sala il 17 aprile 2014 il loro nuovo film girato interamente a Napoli. Inseguimenti tra curve e vicoli scontri a fuoco ma anche l’alleggerimento comico delle raccomandazioni e furbizie all’italiana, della contaminazione con impercettibili e ironici effetti digitali, dello snobismo progressista della musica colta contro quella più pop dei neomelodici partenopei

I film so’ piezz’ e core. Per i Manetti Bros la sentenza cinematografica da sotto il Vesuvio è lapidaria. Esce in sala il 17 aprile 2014 il loro nuovo film, Song ‘e Napule, poliziesco girato interamente a Napoli. Tutto il miglior armamentario anni settanta del cinema di genere – anche se i Manetti amano la blaxploitation -, inseguimenti tra curve e vicoli, scontri a fuoco tra polizia e boss della camorra, ma anche l’alleggerimento comico delle raccomandazioni e furbizie all’italiana, della contaminazione con impercettibili e ironici effetti digitali, dello snobismo progressista della musica colta contro quella più pop dei neomelodici partenopei. Tanto che il soggetto, firmato da Giampaolo Morelli (alias il celebre Ispettore Coliandro), vuole proprio lo smascheramento di un latitante capo camorrista grazie all’infiltrato poliziottino (Alessandro Roja), ‘pianista’ raffinato e raccomandato dal Questore, diventato tastierista nella band del neomelodico Lello Love (lo stesso Morelli), che andrà a suonare al compleanno di una bimba dove il boss è invitato.

 “Negli ultimi anni da Gomorra in avanti si sono raccontate solo le periferie di Napoli, e all’estero la si scambia per Scampia”, spiega al fattoquotidiano.it il romano Marco Manetti, inscindibile binomio alla regia con il fratello Antonio, “quando invece esiste il centro città più bello del mondo dove noi abbiamo girato il film. Una bellezza cartolinesca se vuoi, ma quasi unica nella sua preservazione di forte identità locale, forse paragonabile a Genova o Bari”. E il discorso sui luoghi comuni si allarga proprio al bordone principale di Song ‘e Napule, la musica pop del luogo: “Questi cantanti non si riconoscono nell’etichetta del ‘neomelodico’, perché il fenomeno è più complesso – continua Manetti – In realtà nella musica napoletana c’è dentro di tutto: dall’hip hop, al rock, al soul. Certo è una scena musicale chiusa ai confini Nord di Napoli, ma ha uno star system più completo di quello italiano, fatto di concerti, matrimoni, serenate e di vagonate di cd acquistati. Franco Ricciardi, nel film il boss Scornaienco, è una grande voce soul con radici alla Pino Daniele, che abbiamo usato anche per il brano dei titoli di testa. Spero che questa nuova veste gli serva per affacciarsi fuori da Napoli, lo meriterebbe”.

Song ‘e Napule come tradizione dei Manetti propone innesti di linguaggi affini al cinema tradizionale, l’uso meno nobile di facce e icone ‘alte’ come nella miglior tradizione del cinema di genere (il boss Peppe Servillo, Ciro Petrone da Gomorra, Carlo Buccirosso “è pari a Totò”), l’incursione nel videogame, e uno sceneggiatore che di solito scrive dialoghi per i fumetti: “Abbiamo grande libertà compositiva e non viviamo dello snobismo di un cinema da serie A migliore di tutti gli altri. E poi a noi non piace il cinema italiano. Non lo dico in tono polemico, ma non esco di casa per andare a vedere un film, che so, sull’architetto in crisi esistenziale. La Grande Bellezza, ad esempio, non l’ho visto e a mio fratello non è piaciuto. Ho invece adorato American Hustle eCapitan America, mentre The Avengers m’ha fatto impazzire”.

I Manetti Bros parlano a ragion veduta, vista la diffusione all’estero delle loro opere di certo non neorealiste o intimiste: “I nostri film, ad esempio, vanno meglio sul mercato giapponese. Siamo anche stati avvicinati da Hollywood e stiamo scrivendo una sceneggiatura a otto mani con un’altra coppia di fratelli americani. Sembra però che da anni gli Stati Uniti abbiano comprato il copyright sulla fantasia. Gli spettatori e produttori italiani, invece, vivono in uno strano pudore che li porta a vergognarsi della loro fantasia: fanno e vedono solo film basati su fatti di cronaca o legati alla realtà”. Song ‘e Napule è prodotto dalla Devon Cinematografica.

f i l m i s s i m i

“UN GATTO A PARIGI”:                          

      LA RAFFINATEZZA DELL’ANIMAZIONE FRANCESE ALLA MERCÉ DI UN NOIR

 

ARRIVA IN SALA ANCHE UN ALTRO FILM ANIMATO IN 2D DI JEAN-LOUP FELICIOLI E ALAIN GAGNOL, CANDIDATO ALL’ OSCAR 2012, CHE PARLA DI UN’AMICIZIA SPECIALE

Nella valanga di uscite natalizie che affollano le sale nel periodo delle festività quest’anno spicca un lungometraggio d’eccezione dedicato ai più piccoli. Un gatto a Parigi, in lizza per gli Oscar 2012 come miglior film di animazione insieme a colleghi d’eccellenza prodotti da colossi dell’intrattenimento per ragazzi quali Dream Works e Paramount, è una perla della settima arte  pur nella semplicità dei suoi disegni essenzial. Finalmente arrivato in Italia, grazie aP.F.A. Films, è una raffinata alternativa al consueto classico Disney che quest’anno strizza con decisione l’occhio al

Scritto da Alain Gagnol e Jacques-Rémy Girerd e diretto dallo stesso Gagnol insieme aJean-Loup Felicioli, Un gatto a Parigi ha come protagonisti Zoè, una bambina muta in seguito alla perdita del padre, sua madre – commissario di polizia da anni sulle tracce dell’assassino del marito – un ladro gentiluomo, un gangster e, ovviamente, un gatto e la città di Parigi. Questo tripudio di personaggi ottimamente caratterizzati sembrano essere molto lontani da quelli generalmente usati all’interno di lungometraggi animati, eppure la leggerezza e il dinamismo della narrazione, che per tematiche e schema richiama senza dubbio la favola, rendono Un Gatto a Parigi un’opera adatta in tutto e per tutto ai giovanissimi.

Sogni e incubi dei personaggi trovano libero sfogo in momenti onirici altamente persuasivi tramite i quali in soli 64 minuti Un Gatto a Parigi riesce a costruire con minuzia e fantasia i piccoli e personalissimi mondi di ogni comprimario di questa storia che nelle sue notturne ambientazioni assume spesso tonalità noir.

A rendere eccezionale questo cartone non è però la particolarità di una trama che sa osare pur rimanendo nei canoni del pedagogico scopo che ogni opera destinata ad un certo tipo di pubblico deve avere, ma la bellezza degli essenziali dei disegni e l’intera resa grafica che con orgoglio si mostra in tutta la sua voglia di riportare al centro della scena di un cartone la bellezza di illustrazioni varie e variopinte. Lontane ma non meno accattivanti dalla filosofia della computer grafica che, pur avendo un potente impatto visivo, leva sempre un po’ di magia alla storia che racconta.

FILMISSIMI

P R I D E

 

Commedia trascinante e commovente, racconta un'incredibile storia vera nella Gran Bretagna della Thatcher

Minatori e gay in un film squisito: 5 motivi per vederlo

Teodora Film

1) Un frammento di storia vera

Nel 1984 i minatori britannici combattevano contro lo smantellamento di diversi siti estrattivi, per il loro diritto di lavorare sotto terra, a condizioni oggi spaventose. Il lungo sciopero che misero in piedi non era solo una questione economica ma era anche una lotta chiave in una guerra ideologica più ampia, che raccolse solidarietà in tutto il mondo. A sostenerli ci fu anche il movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners(Lesbiche e Gay supportano i minatori). Tra i due gruppi, nonostante le iniziali e quasi violente diffidenze dei minatori, nacque un'amicizia. Lo scontro di culture divenne un incontro.
La serata londinese "Pits and Perverts" (Minatori e Pervertiti) fu uno dei primi grandi eventi condivisi da gay ed etero. Nel 1985 alGay Pride di Londra arrivarono pulman di minatori per prenderne parte. Sembra incredibile ma questa cronaca poco nota è verissima, una pietra miliare della storia della nostra società.

2) Tanta cura nella ricostruzione

La sceneggiatura è di Stephen Beresford che ha minuziosamente ricostruito la storia. Inizialmente ha trovato pochi documenti in merito, finché ha letto un libro con un passaggio dedicato a Mark Ashton (interpretato in Pride da Ben Schnetzer), che confermava tutto. Quindi ha scoperto che il movimento LGSM aveva prodotto un video in proprio ed è riuscito a trovarlo: è stato l'inizio di tutto. "C'è stato parecchio lavoro di ricerca da fare, tanto più che le informazioni disponibili erano scarse", racconta Beresford. "Il video che avevo visto era quasi amatoriale e si capiva come i militanti di LGSM fossero giovani e senza esperienza, al punto da non rispettare alcune regole fondamentali del reportage, come quella di indicare i nomi di chi parla. C'erano solo dei ringraziamenti alla fine, così mi sono segnato i nomi che non conoscevo e ho provato a contattare gli interessati via Facebook. Tutti mi dissero che dovevo parlare con Mike Jackson, che all'epoca era il segretario del movimento e aveva archiviato tutto, dai verbali delle assemblee ai ritagli di giornale. Per me fu come scoprire la tomba di Tutankhamon".
Beresford ha così incontrato tutti i membri di LGSM che poteva incontrare ed è stato in Galles per parlare con le comunità di ex minatori. Pride è stato girato in Galles nelle location realidove tutto è successo davvero.

3) Si ride di gusto

Pride regala due ore scoppiettanti, dove non si perde mai il gusto della visione. È un continuo divertimento e una sorpresa, si ride a volto disteso e ci si commuove. Le battute sono intelligenti, ricche di simpatia e tenerezza. "Non avevo mai conosciuto una lesbica", dice il ragazzino di periferia alla ricerca di un'identità Joe (George MacKay), soprannominato Bromley, a Steph (Faye Marsay), l'unica lesbica di LGSM. "Io non avevo mai conosciuto uno che si stira i jeans", risponde lei. 

4) Una commedia contro i pregiudizi

Nel perfetto equilibrio delle due ore, Pride si muove con intelligenza politica e passione, tra amabile comicità e sottile osservazione sociale, senza risparmiare vibranti tensioni. Warchus tesse una squisita trama contro i pregiudizi di ogni sorta, al ritmo del canto corale - gay e minatori uniti - "Dateci pane, ma dateci anche rose". Margaret Thatcher sosteneva che la società non esiste e che esistono solo gli individui e le famiglie. I protagonisti di Pridecredono invece nella forza dell'unione.

5) Generazioni a confronto

In Pride lo scontro-incontro tra culture è anche uno scontro-incontro generazionale, non solo tra personaggi del film ma anche tra attori. Da una parte ci sono i gallesi, campagnoli e attempati. Dall'altra i colorati giovani omosessuali arrivati dalla città. Ecco quindi il timido e dignitoso Cliff interpretato dal veterano Bill Nighy e la tignosa e grintosa Hefina Headon (morta un anno fa) a cui dà risolutezza e ardore una magnifica Imelda Staunton. Tra le nuove leve spicca il leader di LGSM Mark, un vulcano di energia, superbamente interpretato dallo statunitense ventiquattrenne Ben Schnetzer. Ma nel cast ci sono anche Dominic West, Andrew Scott, Joseph Gilgun, Paddy Considine... La performance d'insieme è straripante.

Il sale della Terra Regia: Juliano Ribeiro Salgado - Wim Wenders 

 

Regia:Juliano Ribeiro Salgado, Wim Wenders

Per 40 anni, il fotografo Sebastião Salgado ha attraversato i continenti sulle tracce di una umanità in piena mutazione. Ha testimoniato i grandi eventi della nostra storia recente: conflitti internazionali, carestie, migrazioni ... Con questo documentario vuole presentare un territorio vergine con paesaggi mozzafiato, un omaggio alla bellezza del pianeta. La sua vita e il suo lavoro sono rivelati dai punti di vista del figlio Juliano, che lo ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi e di Wim Wenders, fotografo lui stesso.

Media voto
della critica

AMERICAN SNIPER di Eastwood Cleant

 

American Sniper è un film  ad alto rischio di enfasi retorica, non a caso già classificato “reazionario e guerrafondaio” dagli stessi che si indignavano di fronte alla 44 magnum di Callaghan. E invece Eastwood, alla regia dopo il forfait di Spielberg, riesce ad asciugare il racconto grazie al suo straordinario senso dell’immagine e dello strepitoso montaggio, scarno, essenziale, sincopato, bloccato un attimo prima dell’eccesso, della facile commozione, dell’eroismo giustificazionista.

Il protagonista è interpretato da un eccellente Bradley Cooper, la cui elegante bellezza è nascosta sotto un fisico da bue texano gonfio di testosterone, birra e bibbia, genuina “simple mind” americana nutrita da pochi, semplici concetti: noi buoni, loro cattivi. Ma proprio questa fiduciosa ottusità, unita ad un genetico talento per la morte, si rivela l’arma vincente di Kyle, quando non a caso il suo commilitone problematico (= pensante) perde la vita in azione, dopo aver espresso i propri dubbi sul senso della guerra in una lettera indirizzata alla famiglia: “è morto quando ha scritto quella lettera” sentenzia al funerale il granitico Kyle.

Eastwood realizza il ritratto di un uomo qualunque, non certo un eroe, la cui ostentata sicurezza vacilla soltanto quando si ritrova costretto a fronteggiare la quotidianità, la vita famigliare, gli affetti, solo allora emergono gli inevitabili effetti della guerra. Una guerra vista attraverso il cannocchiale del fucile, un evento generale ricondotto al particolare: non è il pilota che lancia il missile su un bersaglio invisibile ed anonimo, ma è un’uccisione individuale, personale, con un volto ed un nome. Spettacolare ed estremamente crudo, American Sniper è un film difficile che pone a confronto la semplicistica retorica patriottica dell’interventismo statunitense, l’addestramento demenziale, il teschio di “The Punisher” sui blindati, con la reale complessità della guerra, in cui il bianco ed il nero scolorano in un grigio indistinto, in una tempesta di sabbia che copre tutto e rende tutti uguali di fronte alla routine della morte.

MAGIC IN THE MOONLIGHT di Wooddy Allan

Fine anni ’20. Stanley (Colin Firth), nome d’arte Wei Ling Soo, è il mago, il prestidigitatore, l’illusionista più celebre al mondo, e non c’è da stupirsi: solo lui può far scomparire un elefante dal palcoscenico. Eppure, Stanley è un razionalista duro e puro, uno scienziato, poco incline a farsi illudere, a credere in una realtà altra rispetto a quella sensibile e logicamente comprensibile: Stanley è convinto che ogni fenomeno abbia una spiegazione qui e ora, e pazienza se l’infelicità personale ne è logica conseguenza. Ma la situazione sta per evolvere repentinamente: viene chiamato in Costa Azzurra da un amico, mago pure lui, perché smascheri una bella ragazza americana, Sophie (Emma Stone), che si accredita facoltà sovrannaturali, tra cui il parlare con l’aldilà. Ma è davvero la truffatrice che si direbbe? Sul caso indaga Stanley, ma è una missione ad alto rischio, in primis cardiaco…
E’ tornato Woody Allen, ed è in un discreto stato di forma: Magic in the Moonlight è fresco, romantico, delizioso. Innanzitutto, le battute vanno a  segno con una certa facilità, per esempio questo scambio tra Stanley e Sophie è da ricordare: “Non ti posso perdonare, solo Dio può” – “Ma hai appena detto che Dio non esiste” – “Appunto”. I costumi, firmati da Sonia Grande, sono stupendi: complice la naturale eleganza, Firth è il gentiluomo (misantropo, ma quello è un altro discorso) per antonomasia, e le mise della Stone non sono da meno.
Dopo la performance da Oscar in Birdman, un’altra prova di bravura per l’attrice americana, vezzosa come lo scenario richiede. Insomma, quasi tutto bene, a parte il palese imbarazzo di Firth nelle scene più affettuose: l’attore inglese ha 54 anni, la Stone 26, forse i 28 anni di differenza pesano, e non ci riferiamo solo alla “credibilità” poetica. Eppure, Woody Allen non se ne cura, e non ci sorprende: tra lui e la moglie Soon Yi corrono 34 primavere. Ma son dettagli, c’è davvero qualcosa di magico sotto la,luna: si chiama amore, effetto vintage.

 

LA TEORIA DEL TUTTO di James Marsh

Avevamo lasciato James Marsh con un Oscar in saccoccia (per Man on Wire) e due film di finzione, l'ultimo dei quali era uscito due anni fa, il bel Doppio gioco. Lo ritroviamo al timone di uno dei biopic cinematografici più attesi degli ultimi anni: quello sulla vita di Stephen Hawking, mente fra le più geniali del 20° e 21° secolo.

 

Costosa produzione inglese della Working Title Films, il film è stato subito valutato dagli espertoni degli Oscar che lo hanno individuato come uno dei titoli in gara per un premio che conta: quello per il miglior attore. La Teoria del Tuttoinfatti è il veicolo perfetto per consacrare il talento di Eddie Redmayne, inglese classe 1982 che questo Oscar richia davvero di portarselo a casa. Il suo sorriso e le sue espressioni contagiano. Però il film forse non è alla sua altezza...

 

Siamo a Cambridge, nel 1963. Stephen Hawking è uno studente di cosmologia di Cambridge determinato a trovare una spiegazione semplice ed eloquente per l’universo. Anche il suo mondo privato gli si rivela quando quando ad una festa incontra la studentessa di lettere Jane Wilde. I due si adocchiano subito. "Chi è quello?", chiede Jane a un'amica. "Quello? È uno strano".

Stephen è un vero genio. I professori l'hanno già individuato come uno potenzialmente valido, e il ragazzo deve solo scegliere l'argomento della sua tesi finale. Ma nel pieno della giovinezza, e dopo aver invitato ufficialmente Jane al ballo dell'Università, la sua vita è travolta dalla diagnosi di una malattia dei motoneuroni che gli compromette movimento e linguaggio, lasciandogli, secondo i primi referti, solo due anni di vita...

Più che un'esplorazione del Hawking teorico, il film di Marsh è proprio un semplice e lineare biopic alla Hollywood che scava più nei sentimenti e nella storia privata. Il cuore pulsante de La Teoria del Tutto è infatti il rapporto dell'uomo con la moglie: lo si capisce sin da quel primissimo sguardo che i due si scambiano a tavola dopo che lui l'ha invitata al ballo.

 

PRIDE di Matthew Warchus

Estate 1984. Margaret Thatcher è al potere e il sindacato nazionale dei minatori è in sciopero. Durante il gay pride di Londra, un gruppo di attivisti gay e lesbiche decide di raccogliere fondi per aiutare le famiglie dei minatori impegnati nella protesta. Il sindacato, però, manifesta imbarazzo nel ricevere quei sostegni. Senza lasciarsi scoraggiare, gli attivisti decidono allora di ignorare il sindacato e di raggiungere da soli un villaggio di minatori nel profondo Galles per consegnare di persona la donazione. Prende avvio così una storia che porterà due diverse comunità, all'apparenza differenti, a rendersi conto di lottare per la stessa cosa: l'orgoglio.

Commento

Una storia vera passata alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2014, un film civile, ma soprattutto una classica e affilata commedia sociale inglese, diretta e manichea, però anche indubbiamente coinvolgente. Funziona davvero tutto: dalle facce dei protagonisti e dei comprimari, al ritmo della storia, con rapide pennellate sui personaggi. E tutto è molto giusto, ben fatto, ottimamente interpretato e sanamente progressista.

 

THE LADY di Luc Besson

La straordinaria storia dell'attivista birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, tornata libera dopo oltre vent'anni di arresti domiciliari, il 13 novembre 2010, e di suo marito, l'inglese Michael Aris. Nonostante la distanza, le lunghe separazioni e un regime particolarmente ostile, l'amore tra la donna leader del movimento democratico in Birmania e suo marito, durerà sino alla fine. Una storia di dedizione e di umana comprensione all'interno di una situazione politica convulsa, che ancor oggi persiste, ma anche il racconto di una scelta terribile, quella tra la fedeltà alla propria battaglia e l'amore per il compagno.

Whiplash di Damien Chazelle

Whiplash racconta la storia di Andrew Neiman (l’attore Miles Teller), diciannovenne che studia batteria jazz allo Shaffer Conservatory di New York, una scuola di musica (inventata) fra le più prestigiose degli Stati Uniti. Andrew non ha madre, né fidanzata, né amici, soltanto la propria aspirazione a diventare un grande fra i grandi, il nuovo Buddy Rich, perciò quello che fa dalla mattina alla sera è ascoltare ed esercitarsi, esercitarsi e ascoltare, e pestare sulla batteria come un invasato per guadagnare qualche frazione di battuta-per-minuto in più. L’ensemble più esclusivo della scuola è diretto da un insegnante sadico e spietato, Terence Fletcher (J. K. Simmons, che ha già vinto il Golden Globe per la sua interpretazione sopra le righe in tutti i sensi). Alla classe di Fletcher accedono soltanto i migliori musicisti e un giorno Andrew, con sorpresa di tutti, viene convocato. Fletcher lo ha sentito suonare e forse ne è rimasto colpito. Ma l’ingresso di Andrew nell’Olimpo di Fletcher non segna il principio di un idillio, bensì di una spirale distruttiva e perversa, fatta di umiliazioni continue, di violenza verbale e fisica, di isolamento crescente: il lato oscuro e malvagio — forse necessario, ed è questo il dilemma che il film lascia aperto — del rapporto fra un allievo e il suo maestro. Fletcher sostiene che Charlie Parker non sarebbe mai diventato quel Charlie Parker, «Bird», se Jo Jones non gli avesse scagliato addosso un piatto al termine di una performance alquanto mediocre, perciò anche lui, alla ricerca del Bird nella sua classe, lancia piatti, leggii, sedie, tutto ciò che gli capita a tiro.

Whiplash ha la capacità di coinvolgere dalla prima scena, e rimanere tale fino alla fine! Il montaggio è mostruoso, manco un action movie tiene questi ritmi.
Per la bellezza del film avrei preferito durasse di più. O forse le quasi due ore mi sono semplicemente scivolate via.
Belli anche gli interrogativi che Whiplash pone, come ad esempio :
- quale metodo bisogna adottare nell'insegnamento? meglio la comprensione o cattiveria?
- per arrivare in alto in qualche disciplina bisogna sacrificare tempo per altre cose e persone anche in modo drastico o c'è spazio un pò per tutto?
 

 

 

JIMMY'S HALL di Ken Loach

 

1932, dopo 10 anni di esilio negli Stati Uniti, Jimmy Gralton torna nel suo paese per aiutare la madre a occuparsi della fattoria di famiglia. L'Irlanda che ritrova non è più quella di una volta. 10 anni dopo la fine della Guerra Civile, ha un governo tutto suo e tutto ormai è permesso. Su sollecitazione dei giovani della Contea di Leitrim, Jimmy, nonostante la sua poca voglia di provocare l'ira dei suoi vecchi nemici, la Chiesa e i proprietari terrieri, decide di riaprire il "Hall", locale aperto a tutti dove ci si incontra per ballare, studiare o discutere. Il successo è ancora una volta immediato. Ma la crescente influenza di Jimmy e le sue idee progressiste danno fastidio a molti abitanti del villaggio.

 

IDA di Pawel Pawlikowski.

Regia: Pawel Pawlikowski Con: Agata Kulesza - Agata Trzebuchowska - Joanna Kulig - Dawid Ogrodnik - Adam Szyszkowski - Jerzy Trela - Halina Skoczynska Anno: 2013

Polonia, 1962. Anna è una giovane orfana cresciuta tra le mura del convento dove sta per farsi suora: poco prima di prendere i voti apprende di avere una parente ancora in vita, Wanda, la sorella di sua madre. L’incontro tra le due donne segna l’inizio di un viaggio alla scoperta l’una dell’altra, ma anche dei segreti del loro passato. Anna scopre infatti di essere ebrea: il suo vero nome è Ida, e la rivelazione sulle sue origini la spinge a cercare le proprie radici e ad affrontare la verità sulla sua famiglia, insieme alla zia. All’apparenza diversissime, Ida e Wanda impareranno a conoscersi e forse a comprendersi: alla fine del viaggio, Ida si troverà a scegliere tra la religione che l’ha salvata durante l'occupazione nazista e la sua ritrovata identità nel mondo al di fuori del convento.

NOI E LA GIULIA  Regia di Edoardo Leo

Diego (Luca Argentero), Fausto (Edoardo Leo) e Claudio (Stefano Fresi) sono tre quarantenni insoddisfatti e in fuga dalla città e dalle proprie vite, che da perfetti sconosciuti si ritrovano uniti nell'impresa di aprire un agriturismo. A loro si unirà Sergio (Claudio Amendola), un cinquantenne invasato e fuori tempo massimo, ed Elisa (Anna Foglietta), una giovane donna incinta decisamente fuori di testa. Ad ostacolare il loro sogno arriverà Vito (Carlo Buccirosso), un curioso camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia 1300. Questa minaccia li costringerà a ribellarsi ad un sopruso in maniera rocambolesca e lo faranno dando vita a un'avventura imprevista, sconclusionata e tragicomica, a una resistenza disperata ...quella che tutti noi vorremmo fare… se ne avessimo il coraggio.

 

FATHER AND SON un film di Kore Eda Kirokazu

Un giorno Ryota, un uomo che si è guadagnato tutto ciò che ha con il duro lavoro, e la moglie Midori ricevono una telefonata inaspettata dall'ospedale in cui sei anni prima è nato il figlio Keita. Con stupore apprendono che ai tempi vi fu uno scambio di neonati e che Keita non è il loro figlio naturale. Da quel momento, Ryota è costretto a fare i conti con una decisione che potrebbe cambiare per sempre la sua esistenza: scegliere tra il figlio che ha cresciuto come tale e quello che invece gli appartiene per natura. Inizierà così a rimettere in discussione anche se stesso e il tipo di padre che è stato.

Commento

Koreeda, con lo sguardo cortese del cinema degli Ozu e degli Yamada, affronta un "topos" della commedia degli equivoci, introduce stereotipi e schematismi, ma lo sviluppo non cerca lo spettacolo: scioglie il melodramma e la commedia nel mare del vero. Perché se si piange, se si ride, lo si fa frequentando i personaggi, guardandoli con comprensione. La lenta comprensione degli errori, dei sacrifici, delle impotenze. E dei loro contrari. Quello di Koreeda è cinema di realismo limpido, profondamente umanista. Alla superficie placida delle sue inquadrature non interessano gli eventi notevoli, ma le increspature della realtà, le piccole onde che trasportano i tumulti interiori.

IL VENDITORE DI MEDICINE regia di Amtonio Morabito

Bruno è un informatore medico. La sua azienda, la Zafer, sta vivendo un momento difficile. Pur di non perdere il suo posto di lavoro, Bruno è disposto a corrompere medici, a ingannare colleghi, a tradire la fiducia delle persone a lui più vicine. Bruno è l'ultimo anello nella catena del "comparaggio", una pratica illegale che la Zafer, come molte altre case farmaceutiche, attua per convincere i medici a prescrivere i propri farmaci. E se alcuni dottori si rifiutano di prestarsi a questo gioco, molti di loro non si sottraggono affatto. Bruno, apparentemente mostruoso, non é altro che il risultato della società che lo circonda: ne incarna le contraddizioni, l'ansia, la corruzione, l'impunità.

 

 

IL CAPITALE UMANO, regia di Paolo Virzì

Un arricchito, uno speculatore, le mogli e i figli. Sullo sfondo l’omonima provincia del Nord e un ciclista investito. Al di là delle polemiche pretestuose sul film, l’Italia vista da Paolo Virzì ne Il capitale umano è lo specchio  cupo e realistico di quel che siamo diventati : i mostri di oggi, legittimati e benedetti dalla tv, dai media,e perfino dal sentire comune. Il film ritrae fedelmente la borghesia affarista e il malcostume. Si ride poco perché non c’è niente da ridere. L’autore toscano è ancora nella stretta cerchia di registi italiani capaci di raccontare il Paese attraverso la commedia, stavolta nera, virata in dramma senza per questo finire per assolvere o glorificare figure di potere come avviene invece nella maggior parte delle commedie italiane contemporanee. Paolo Virzì realizza la sua opera più compiuta, un ritratto spietato dell’Italia contemporanea, in cui non si salva(quasi) nessuno.

 

DALLAS BUYERS CLUB, regia di Jean Marc Vallée

La storia vera di Ron Woodroof, un elettricista - cowboy ribelle del Texas al quale, nel 1986,  viene diagnosticata l’AIDS, con una prognosi di poche settimane di vita. Frustrato dalla mancanza di opzioni mediche disponibili e tutt’altro che rassegnato a questa sorta di condanna a morte, si trasferisce in Messico: Impara le procedure per alcuni trattamenti alternativi che comincia a esportare di contrabbando, andando contro la comunità scientifica e i medici specializzati. Entra così in contatto con altri ammalati e familiarizza con loro, superando l’iniziale omofobia e ritrovandosi al centro di un cospicuo business di contrabbando. Inizia così una tesissima partita a scacchi con la legge che vieta i farmaci da lui usati e con la polizia… Per evitare sanzioni governative dovute alla vendita non autorizzata di farmaci e articoli sanitari, fondano un  “buyers club” (ufficio acquisti), per cui i sieropositivi pagano quote mensili adeguate per avere accesso alle forniture di nuova acquisizione. Nel cuore del Texas, l’iniziativa del collettivo clandestino ideata da Ron prende il via, presto aumentano i clienti e i sostenitori. Ron si dibatte per la dignità, l’informazione e l’accettazione.

 

LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE regia di Pif con Cristiana Capotondi

Pif,ormai da tutti apprezzato è senz’altro un grande talento che non si misura soltanto con il successo, ma anche con una dote, ormai in via d’estinzione, la leggerezza.      La mafia  uccide solo d’estate, è un meraviglioso apologo di valori civili; l’idea di usare la mafia come persecuzione permanente, come presenza continua nella vita di un qualsiasi ragazzo palermitano è semplicemente geniale. Ci sono film infatti che hanno scelto la via della commedia per affrontare grandi tragedie, ma qui come, in “La vita è bella”, siamo a metà strada tra la magia e la storia, tra la realtà e il sogno.

 

NEBRASKA di Alexander Payne

Un‘America invecchiata claudicante e misera, fatta di cielo color cenere anche quando c’è il sole, grazie all’uso di “ un bianco e nero straordinario”.   Gli Stati Uniti che non vediamo abitualmente: alcolisti imbevuti di rughe e squallidi individui afflitti da una miseria non economica, il tutto presentato con lucida spietatezza ma anche con grande cuore da Alexander Payne.Il racconto di un vecchio ex alcolizzato che vuole andare a piedi dal Montana al Nebraska, per ritirare il milione di dollari promesso da un depliant pubblicitario.. Il figlio dopo aver tentato di dissuaderlo, lo accompagnerà in questo viaggio creando un occasione di incontro. Una vetrina della provincia americana che viene rappresentata in questa opera con tutto un universo di umanità fallita, tratteggiata con un umorismo feroce e dialoghi folgoranti. Da vedere senza preclusioni.

 

STILL LIFE di Uberto Pasolini

Una vera e propria lirica; un’ora e mezza di intenso cinema vissuta insieme al nostro protagonista John May.  Il film è lento, le inquadrature indugiano sul volto del protagonista (splendido, lo amerete subito), e durante il film vi capiterà di ritrovarvi soli a riflettere sulla vita. Un’opera meditativa. La pellicola ci offre riflessioni sulla vita, su cos’è la vita, e la risposta è sempre quella: vale la pena di essere vissuta anche nel dolore e nella disperazione. La solitudine, innanzitutto del nostro protagonista, la solitudine dei funerali, tutti ‘gran bei funerali’ a cui però nessuno partecipa, tranne lui. John May ha il compito di indagare tra le loro vite, scartabellando tra ricordi non suoi, attraverso foto ingiallite non sue e cassetti mai aperti. Non si occupa solo di rintracciare i parenti di chi è morto nel municipio, ma scrive per loro magnifiche (un po’ inventate) orazioni, si impossessa letteralmente dei ricordi e delle loro storie, vite dimenticate da tutti e si assicura di dare loro sempre una degna sepoltura. La preferisce alla cremazione ahi lui, vedendo il film scoprirete perché!  I morti sono i suoi migliori amici, fino a quando non si imbatte nel suo ultimo caso, la sua vita sembrerà prendere una svolta ma…

 

 

 

I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY, regia di Ben Stiller

Senza dubbio una delle sorprese dello scorso Natale, opera preziosa e affascinante, ispirata e poetica, con un grande cast (Sean Penn e la magnifica Kristen Wiig), una colonna sonora perfetta (da David Bowie a Jack Jackson) e una fotografia (di Stuart Dryburgh, quello di Lezioni di piano) davvero mozzafiato. Riscopritelo in lingua originale, perché merita davvero la prova di Stiller.

 

 

 

LA VITA DI ADELE, regia di Abdellatif Kechiche

Dal trionfo a Cannes alle polemiche che sono seguite, La vita di Adele non ha mai smesso di far parlare di sé. Il film è stato apprezzato da quasi tutti i critici nel mondo, perfino dal sito internet della Radio Vaticana. Rivela Kechiche, il regista: “Volevo semplicemente raccontare una storia d’amore forte e sconvolgente, farla vivere allo spettatore con la stessa intensità con cui l’ho “sentita”, filmandola. La più bella, viva e sofferta storia d’amore dell’ultimo anno di cinema. La vita di Adele racconta l’incontro e la passione tra l’adolescente tormentata Adele e la bella Emma, giovane artista dai capelli blu. Tra le due nasce un amore vero di sentimenti puri e gelosia.

 

 

 

 

BLUE JASMINE, regia di Woody Allen

La vita di Jasmine sembra arrivata a un punto morto : il suo matrimonio con Hal, ricco uomo di affari, ma anche truffatore, è andato in frantumi. Senza un soldo e sull’orlo di un esaurimento nervoso, Jasmine è costretta a lasciare il dorato mondo alto borghese di New York per trasferirsi a San Francisco. Qui si stabilisce nel piccolo appartamento della sorella Ginger, che Jasmine tenterà di spingere ad essere più ambiziosa, scontrandosi col fidanzato di lei…

 

 

 

THE GRANDMASTER, regia di Wong kar - wai

Otto anni sono stati necessari per realizzare questo affresco storico che vede al centro il kung fu   e la storia del massimo esponente della tecnica Wing Chun, l’ uomo che diventerà il leggendario mentore e maestro di Bruce Lee. Otto anni che Wong Kar - wai ha trascorso a esplorare un mondo sconosciuto,dove però sembrano condensarsi molte delle passioni e ossessioni del suo cinema. L’ idea è quella di mostrare la filosofia di vita che si cela dietro le arti marziali, il rigore morale oltre all’abilità fisica e tattica.  “Volevo mostrare come le arti marziali non siano affatto sinonimo di combattimenti e violenza, la semplice dimostrazione di abilità atletiche, ma l’espressione di un codice d’onore che testimonia la grandezza della nostra cultura, la storia  dalla quale proveniamo, valori universali quali la disciplina, la fiducia, la modestia, la responsabilità, la generosità, la disponibilità nel condividere la propria esperienza con le nuove generazioni”.     

 

UN GIORNO DEVI ANDARE, regia di Giorgio Diritti

Una donna in viaggio nella foresta amazzonica per elaborare un lutto. La riscoperta della forza primordiale della natura, la vastità dell’ universo, il senso dell’esistenza stessa, la precarietà della condizione umana, la felicità della condivisione con i nostri simili. In barca lungo un fiume  la giovane Augusta accompagna suor Franca nella sua missione presso i villaggi indios. La crisi inferiore che sgretola ogni certezza la spingerà a proseguire il percorso da sola, fino a una favela di Manaus. Il resto è ambientato a Rio Andirà, che si snoda nella foresta, e nell’immenso arcipelago fluviale di Anavilhanas, nelle acque del Rio Negro.

RIVOLUZIONE DIGITALE regia Kenneally Cristofer

Martin Scorsese e James Cameron, Lans von Trier e George Lu, Robert Rodriguez e Wally Pfistercas …..

Da questo — apparentemente semplice — punto di partenza, nasce Rivoluzione Digitale affascinante documentario presentato a Berlino 2012 e finalmente ora  in Dvd grazie a Cinehollywood. Cento minuti in cui si cerca di capire quanto l’impatto del digitale abbia permesso a registi e filmmaker di essere artisticamente più liberi.

Scorsese non si tira indietro alla possibilità di sperimentare il 3D. Cameron difende la manipolazione possibile con il digitale sostenendo che in fondo il cinema, dai suoi albori, è sempre stato finzione.

AMERICAN HUSTLE, regia di David O. Russell

Anche il criminale più furbo ha un aspetto debole, nel suo caso una donna bellissima e Irving Rosenfield, una volta scoperto, viene “convinto” a passare dall’altra parte. Spetta a lui il compito di organizzare il più delicato e complesso raggiro di sempre, l’operazione Abscam, per smascherare finalmente la corruzione ad alto livello; anzi, altissimo, perché a essere coinvolti sono senatori e deputati troppo sensibili al fascino delle mazzette. Tra colpi di scena e ingenuità dell’FBI, Rosenfield lavora con scrupolo da maestro al colpo del secolo. Alcuni di questi fatti sono realmente accaduti così inizia il film del regista David O. Russell che ricostruisce con brio lo scandalo che alla fine degli anni Settanta ha messo nel sacco il fiore della politica americana grazie all’ostinata intraprendenza di una banda improvvisata di agenti e imbroglioni.  Al centro di tutto la figura irresistibile di Irving Rosenfield, amante del gioco e delle donne, gran conoscitore delle debolezze umane, infaticabile bugiardo, che ha saputo fare della sua unica arte, la truffa, un onesto capolavoro. 

 

PHILOMENA , regia di Stephen Fears

Un senso di colpa lungo cinquant’anni, un segreto incustodito con dolore e la vergogna di aver vissuto un momento di grande felicità destinato a segnare un’intera vita. È la storia vera di Philomena Lee, raccontata dal giornalista  Martin Sixsmith in un libro che ripercorre i tentativi di Martin e Philomena di rintracciare il figlio illegittimo della donna che le suore di un istituto irlandese hanno “venduto” a una ricca coppia americana. Ancora adolescente, Philomena fu abbandonata dalla propria famiglia in convento, per nascondere la vergogna di quel grembo rigonfio, e lì dimenticata. Il film in realtà non prende posizione e lascia lo spettatore libero di scegliere fra gli opposti punti di vista dei due personaggi.

 

IL SOLE DENTRO di Paolo Bianchini

E’ la storia di un lungo viaggio, quello di Yaguine e Fodè, due adolescenti guineani che hanno scritto a nome di tutti i bambini e i ragazzi africani una lettera indirizzata “Alle loro eccellenze  e i membri e Responsabili dell’Europa”. Nella lettera i due ragazzi chiedono aiuto per avere scuole, cibo, cure… Con la lettera in tasca Yaguine e Fodè si nascondono nel vano di un carrello di un aereo diretto a Bruxelles ed inizia così il loro viaggio della speranza che si incrocia con il racconto di un altro viaggio, questa volta dall’Europa all’Africa avvenuto dieci anni dopo, fatto da due altri adolescenti ed un pallone.

Il sole dentro parla di amicizia, di avventura, affetti e solidarietà e calcio ed è adatto al pubblico anche dei più giovani: La presenza di attori brillanti come Angela Finocchiaro, Giobbe Covatta, Francesco Salvi e Diego Bianchi consente al film di scorrere con grande piacevolezza alternando momenti di riflessione a momenti di puro e sano divertimento.

 

ZORAN MIO NIPOTE SCHEMO di Oleotto Matteo

Una commedia ad alta gradazione alcolica ambientata dove il Friuli sfama nella Slovenia e la Slovenia nel Friuli:Un’irresistibile gioco delle parti che oppone il bieco egoismo di uno zio, alla disarmante dolcezza di un nipote. Csa può nascere dall’improvvisa collisione tra un quarantenne all  deriva, ubriacone e misantropo, e un timidissimo quindicenne occhialuto? Il truce Paolo Bressan (lo zio) e il Buffo quindicenne lo scopriranno di fronte ad un bersaglio per le freccette….

E’ uno di quei film  che inneggiano all’innocenza degli esclusi con una grazia ironica e raffinata. Un film melanconico e nello stesso tempo umoristico con alcuni bei ritratti umani, e una serie di sogni tra il melanconico e il commovente. una piccola produzione italo-slovena che ha incantato il 70° Festival del Cinema di Venezia

 

 

 

 

 

NOI SIAMO INFINITO di Chbosky Stephen

Emotivo e timido, matricola delle scuole superiori che frequenta negli anni Novanta, Charlie sta cercando di superare il trauma derivante dal recente suicidio dell'amico Michael, a cui continua a scrivere lettere in cui gli racconta come si sta evolvendo la sua vita. Bill, il suo insegnante d'inglese, cerca in tutti i modi di farlo uscire dalla situazione di stallo ma per Charlie non è facile dimenticare gli anni di una difficile infanzia. Divenendo il confidente ideale per i nuovi compagni e frequentando le prime feste, Charlie vede per la prima volta un mondo fatto di droga, aborti, sesso e in cui l'omosessualità potrebbe essere argomento di derisione e pesanti giudizi. La speranza di un futuro più roseo, però, non tarda ad arrivare quando si scopre per la prima volta innamorato di Sam.

Fra un tema su Kerouac e uno sul "Giovane Holden", tra una citazione da "L'attimo fuggente" e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore - per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.

 

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI di Sibilia Disney

Il film è ambientato durante la Seconda guerra mondiale. Protagonista della pellicola è la giovane Liesel Meminger, ragazza che viene abbandonata dalla madre e adottata da Hans e Rosa Hubermann. Trasferita in una nuova città, Liesel viene presa in giro perché non sa leggere e l'unico a stargli vicino è il suo unico amico Rudy, che è innamorato di lei. La ragazza, però, anche se non sa leggere, ama follemente i libri e, col tempo, impara a leggere grazie ad Hans. Con lo scoppio della guerra e con la promulgazione delle leggi razziali la quiete della famiglia viene sconvolta. I Nazisti bruciano tutti i libri che hanno a loro dire "inquinato" la Germania. In tale frangente, si scopre anche che la madre di Liesel è una comunista e proprio per questo ha deciso di abbandonare il paese. Ad aggravare ancora di più la situazione, è l'arrivo di un ebreo di nome Max a casa della famiglia adottiva della ragazza. La famiglia lo accoglie in virtù di una promessa fatta da Hans al padre di Max durante la Prima guerra mondiale ma ovviamente è costretta a tenere la sua presenza segreta. Max sarà fondamentale per la crescita di Liesel, stimolando la sua creatività, ad esempio chiedendole di descrivere con parole proprie il tempo meteorologico fuori dalla cantina in cui è nascosto. L'aggravarsi della guerra e l'attacco alla città dove vivono i protagonisti porterà solo altro dolore nel cuore della protagonista.

 

 

 

 

bottom of page